Tre fronti diversi sui quotidiani oggi in edicola. Il fronte di guerra in Ucraina con le specifiche del "pantano" in cui è finito l'esercito Russo che non sembra riuscire o volere sfondare a Kiev ma con un aumento delle vittime militari e civili. Sarebbero 7.000 i militari russi morti secondo i servizi statunitensi. Il fronte diplomatico con il capo delegazione ucraino che dice "dieci giorni di tempo per una tregua" mentre Zelensky parla al Bundestag tedesco. Oggi il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden - che dà del criminale e assassino a Vladimir Putin - sentirà al telefono Xi-Jinpig per provare la "via della seta" alla diplomazia. Poi il fronte economico a casa nostra. Le decisioni del Governo per aiutare i profughi, quelle per aiutare italiani e imprese sul caro energetico e la fine dell'emergenza legata alla pandemia con più libertà agli italiani. Segnalo anche alcuni articoli che provano a comprendere la strategia della comunicazione di Zelensky che surclassa quella novecentesca di Putin. Buona giornata a tutti
Appunti di viaggio di un giornalista.Grilli&Pinocchi perché troppe volte, nel nostro Paese, il grillo che racconta la verità diventa pinocchio e il pinocchio diventa grillo.
venerdì 18 marzo 2022
giovedì 17 marzo 2022
LA RASSEGNA STAMPA DI GIOVEDI 17 MARZO
mercoledì 16 marzo 2022
In una intervista al Messaggero si parla del romanzo "Sotto le Ceneri"
sabato 12 marzo 2022
Dico la mia su questa sporca guerra
E’ da qualche tempo che quando scrivo o parlo con amici e colleghi devo fare sempre una premessa. Prima era: “Io ho fatto la terza dose, sono favorevole ai vaccini, non sono un no vax”. E poi provavo a spiegare le mie considerazioni legate al fatto che nell’era che definisco – e non sono il solo – della Pandemocrazia, c’è una restrizione dei diritti che io vedo se non anticostituzionali almeno al limite della costituzionalità. La proliferazione dei decreti del presidente del consiglio, lo scarso ruolo del Parlamento, la restrizione dei diritti per i non vaccinati quando, se è vero come è vero che le vaccinazioni proteggono (mentre scrivo sono a casa con il Covid dopo la terza dose), quelli che rischiano sono loro. Ma questa è un’altra storia, non ancora passata probabilmente, ma un’altra storia.
L’altra
storia è quella della guerra tra Russia e Ucraina.
Anche qui
premessa a mia salvaguardi. Non ho mai indossato magliette con la faccia di
Putin. Per me uno che chiude la bocca dei giornalisti anche col piombo, uno che
modifica la Costituzione del proprio Paese per restare a capo dello stesso fino
al 2036, uno che in Georgia e in Cecenia, o in Siria ha fatto quel che ha
fatto, uno che mette in carcere gli oppositori che a volte muoiono non si sa
per quale ragione è e resta un dittatore fin da quando ancora non aveva invaso
l’Ucraina e la Crimea. E quindi qualche sanzione più sostanziosa di quelle
fatte rima della Guerra l’avrei gradita. Ma come ne gradirei anche ad altri, come
Erdogan, che non è uno stinco di santo e che con i giornalisti ha, diciamo,
qualche problema di convivenza pacifica. O come l’Egitto, e mi fermo qui.
Condanno
Putin anche per l’invasione dell’Ucraina,
ovviamente, e questa guerra atroce che sta ammazzando persone: civili e
militari, anche questi ultimi con madri, padri, mogli e figli.
Ma, come
giornalista, qualche dubbio su quel che sta accadendo mi viene. E francamente,
proprio perché faccio questo mestiere, sarebbe sbagliato se non mi venisse perché
non stimolerei la mia curiosità o farei l’errore che troppi fanno: quello di
non avere memoria.
Quando nel 1992 Gorbacev dette il via libera alla disgregazione dell’Urss, quando si sottoscrissero i patti per la riunificazione tedesca, lui stesso racconta che ci fu un accordo fra le parti per evitare un allargamento della Nato ad Est. Quindi, diciamo, le ragioni o se vogliamo chiamarle le “scuse” di Putin hanno un fondamento storico.
I rapporti
dell’Europa e della Nato con la Russia non sono stati mai positivi. Mi chiedo,
dunque, se la diplomazia o i servizi dei diversi paesi europei non avevano
immaginato che di fronte a questo allargamento della Nato prima o poi lo Zar si
potesse un tantinino incazzare.
Poi provo anche a leggere non l’informazione russa ma quella occidentale. Leggo che Lavrov, il ministro degli esteri russo, afferma che in Ucraina c’erano dei laboratori di ricerca biologica che trattavano cose sicuramente poco belle e che erano finanziate dagli Stati Uniti. Ammettiamo che, come dicono gli Usa, siano falsità. Allora, però, mi chiedo perché l’OMS ha consigliato all’Ucraina di distruggere i patogeni conservati in alcuni laboratori.
Infine so che la democrazia è fatta anche di realpolitik. So che portare Putin al tavolo della trattativa non è cosa semplice. E so anche che più tempo passa, più sarà difficile ottenere accordi migliori. Ho paura che per l’Ucraina le due Repubbliche del Donbass, la Crimea e la città di Odessa siano perse definitivamente e che qualsiasi accordo non potrà trovare per quella zona una soluzione diversa che non sia quella dell’autonomia da Kiev. Come sono convinto che qualsiasi accordo non potrà fare a meno di cedere sul fatto che l’Ucraina mai entrerà nella Nato, almeno fino a quando non cambino un po’ di cose in Russia.
Questo perché,
a meno che non si voglia trasformare un conflitto che sul campo è ancora tra
due Stati (tre con la Bielorussia) in qualcosa di molto più pericoloso, la
Russia questa guerra la vince. La vince soprattutto in quei territori
filorussi.
Sarei felice
se non finisse così, come sarei stato felice se, alla fine della seconda guerra
mondiale, avessimo conservato l’Istria e la Dalmazia. Ma proprio per la
realpolitik quello non fu possibile.
Infine mi
sento di condividere il pensiero dei colleghi del sindacato della tv di stato
Greca. Non è vietando all’occidente di leggere le informazioni di parte che
giungono dalle tv e dalle agenzie russe che si evita che qualcuno in occidente
sia Putiniano. C’è sempre chi è disposto a mettere una maglietta con la faccia
del dittatore.
giovedì 10 marzo 2022
Questa volta si tratta di un romanzo
Questo perché la storia che ne è alla base affonda negli anni di tangentopoli e, se avrete modo di leggerlo, lo potrete capire bene. Ma un romanzo da anche il modo di confrontarsi un po' con sé stessi.
Così ci sono anche pezzi di storia vera che mi hanno coinvolto direttamente così come coinvolgono Matteo, giovane cronista di provincia. E la provincia. Una provincia che amo, quella che si trova nell'orvietano, in Umbria al confine tra Lazio e Toscana. Non è la mia terra di origine ma quella dei miei e quindi, geneticamente mi appartiene. Per me il romanzo è una prova, cimentarmi con una scrittura che certamente non è come quella giornalistica. L'esperienza, realizzata in epoca di pandemia, mi è piaciuta ed ora bisognerà capire se piacerà anche a voi lettori. Il 28 aprile il romanzo "Sotto le ceneri" uscirà nelle librerie, sarà acquistabile on line. E, pensate, viene pubblicato da un editore importante che porta il mio stesso cognome. Un piacevole incontro, dunque, che ci ha fatto attrarre come due calamite che hanno poli opposti. vediamo come va.
domenica 20 febbraio 2022
Trent'anni fa tangentopoli. Le voci di chi l'ha vissuta
Cirino Pomicino, ministro DC e fra i membri del caminetto dello scudocrociato, Ugo Intini, portavoce del PSI e uomo molto vicino a Bettino Craxi, Primo Greganti, il "compagno G" che negli anni è diventato quell'eroe del PCI capace di negare ogni addebito di tangenti al Partito affermando che si trattasse di consulenze fatte alle diverse aziende di Stato. Li abbiamo intervistati con Roberto Secci per Rainews 24
Le parole del Papa, unico seme di una possibile pace
Confido nel Papa. Confido nelle sue parole, nei suoi gesti, spero nella sua diplomazia. Una voce di pace che si alza e prova a contrastare q...
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Io c’ero. C’ero alle 14,00, all’ufficio accoglienza del Movimento 5 stelle a Piazza San Giovanni. C’ero, in fila per un’ora e mezza, in a...
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